Welcome to Linguis Europae, the EUC's language blog!

Linguis Europae is dedicated to a range of topics involving official state, regional, and minority languages in the EU. Posts are written in five languages by UI students and faculty! Check back regularly for updates!

Bridging the Gap: Language and Community in Action in East Central Illinois

Skye Mclean discusses the East Central Illinois Refugee Mutual Assistance Center (ECRIMAC), which provides services essential to refugee and immigrant resettlement in East-Central Illinois and aids in the exchange and preservation of their respective cultures.

Place and Space: Another Perspective on Crimea

Senior Andrey Starosin offers his perspective on the current events taking place in Crimea.

French Professor Revamps Course on "Language and Minorities in Europe"

Linguis Europae's own Zsuzsanna Fagyal and her course "Languages and Minorities in Europe" were featured in a recent issue of the School of Literatures, Cultures, and Linguistics.

Un'Ode al "Dialàtt Bulgnaiś": An Ode to the Bolgnese Dialect

Kaitlyn Russell muses on her fondness for the Italian dialect, Bolognese.

Friday, July 19, 2013

Gli atteggiamenti e il ruolo della globalizzazione della lingua inglese dopo la seconda guerra mondiale in Italia

Lauren Woodward is an undergraduate student at the University of Illinois at Urbana-Champaign, majoring in Italian. She wrote this blog entry on attitudes towards English and the role of English as a language of choice in higher education in Italy in the EUC sponsored ‘Language and Minorities in Europe’ (ITAL 418) course in the spring of 2013.

by Lauren Woodward

Poiché sono una madrelingua inglese che abita negli Stati Uniti penso che sia facile per gli Americani, in un mondo dove Inglese è una lingua franca globale, immaginare che tutti parlino almeno un po’ di Inglese o che l’Inglese sarà utilizzabile all’estero. Penso anche che diamo per scontata la diffusione di una lingua in altre culture. L’Inglese è in crescita, particolarmente nell’ultimo secolo, e più un mondo è globalizzato più l’Inglese è integrato in altre culture e società.  Se l’atteggiamento verso una lingua è positivo poi la richiesta di quella lingua aumenterà e sarà accettata socialmente e linguisticamente in una diversa società.

In Italia, la prospettiva dell’Inglese è cambiata durante l’ultimo secolo a causa degli eventi sociali, storici, e politici. L’Italia era xenofoba durante l’epoca fascista all’inizio del ventesimo secolo, ma immediatamente dopo la seconda guerra mondiale l’Inglese era ben accolto grazie all’immagine positiva di rivoluzione, controcultura, e il cambiamento che erano collegati in un’era post-Nazista (Botticella). L’emigrazione, i media, la democrazia, e l’idea del “sogno americano” sono qualche elemento che hanno contribuito all’integrazione continua dell’Inglese in Italia (Pulcini 77-78). L’aumento delle parole inglesi prestate all’Italiano, specialmente con l’espansione nella scienza, tecnologia, business, ed economia, ha aiutato non solo a lanciare l’Inglese in una piattaforma globale ma anche a indurre altri paesi e culture a incorporare questa lingua nella loro cultura e comunicazione (Pulcini 79).

Scienza, ingegneria, e business internazionale sono argomenti importanti nel mondo moderno e integrano l’Inglese. In modo da accedere al mercato globalizzato in continua evoluzione, una cultura ed un paese sono costretti a seguire i parametri di quel mercato. In Italia, la richiesta dell’Inglese aumenta e produce cambiamenti all’interno della nazione. Gli atteggiamenti culturali verso una lingua possono fare la differenza nel ciclo vitale di una lingua, il mantenimento, o la sua morte. Circa l’apprendimento dell’Inglese come lingua straniera in Italia, questa è una lingua la cui domanda è in crescita e con la più alta percentuale (60%) di studenti che vogliano studiarla rispetto ad altre lingue straniere come Tedesco, Francese, e Spagnolo (Pulcini 82). Ora che l’Inglese è usato più di prima in Europa, in particolare nell’Unione Europea, e nei contesti internazionali di affari e business, è essenziale conoscere la lingua per rimanere in gioco in un mercato globalizzato.

L’Italia accetta la sfida e spinge per usare di più l’Inglese nel proprio sistema educativo. L’università del Politecnico di Milano trasformerà completamente la maggior parte dei propri corsi di studio in Inglese – incluse le lauree specialistiche – a cominciare dal 2014 (Coughlan).

Iniziative come questa certamente miglioreranno le capacità degli Italiani nell’acquisire ed aggiornare la lingua Inglese e ancora più importante manterranno l’Italia sulla mappa del mercato globale. Il Professore Giovanni Azzone, che è anche il rettore del Politecnico di Milano, dichiara,"It's extremely important, at present you have two choices. You can either stay isolated in your own country - which is not realistic in a global world. The other is to open up and be able to work in an international context. Either our university will understand that or else our country will be isolated, which is unbearable for a country like Italy. [È estremamente importante: al momento ci sono due scelte. Restare isolati nel proprio paese – il che non è realistico in un mondo globalizzato. L’altra opzione è aprirsi e essere capace di lavorare in un contesto internazionale. O la nostra università lo capisce oppure il nostro paese diventerà isolato, cosa insopportabile per una nazione come l’Italia.]" (Coughlan; Coughlan trans. Berni and Colzani). Vedremo se altre università in Italia seguiranno l’iniziativa in una manciata d’anni.

Source: http://www.bbc.co.uk/news/business-17958520
In riferimento a questa crescita dell’integrazione dell’Inglese dovuta ad atteggiamenti positivi e applicazioni collegate alla lingua, non sto affermando che gli Italiani stiano considerando l’Inglese più importante della loro lingua nativa; conoscendo la cultura italiana non credo che sarebbe possibile.  In ogni caso, c’è una differenza tra quello che sta facendo l’Italia e quello che sta facendo la Francia, ad esempio, per quanto riguarda gli atteggiamenti linguistici verso le lingue straniere. Gli Italiani sanno che per promuovere la loro cultura e le loro idee su scala globale devono essere capaci di connettersi al resto del mondo attraverso un medium. Invece di imporre la lingua Italiana a tutti, cosi come fanno i Francesi con la lingua Francese, l’atteggiamento è di dare precedenza all’Inglese come seconda lingua da imparare. Come ha detto il professore Azzone: questa è la differenza tra l’isolazionismo culturale e l’inclusione culturale su scala internazionale.


Other Interesting and Related Link(s):
David Crystal video http://www.youtube.com/watch?v=tLYk4vKBdUo.

Sources

Botticella, Tania. “‘Si, Parliamo Itangliano, Baby!’ Italian English Revisited.” Computing in the
Humanities and Social Sciences. University of Toronto, 2007. Web. 1 April 2013.
 <http://homes.chass.utoronto.ca/~cpercy/courses/eng6365-botticella.htm>

Coughlan, Sean. “Italian University Switches to English.” BBC Business News, BBC. 16 May
2012. Web. 1 April 2013. <http://www.bbc.co.uk/news/business-17958520>

Coughlan, Sean. “Italian University Switches to English.” Trans. Emanuela Berni and Mara
Colzani. ItaliaDallEstero, Il Fatto Quotidiano. 21 October 2012. Web. 26 April 2013.
<http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/10/21/politecnico-di-milano-in-english-please/388811/>

Crystal, David. “Should English be Taught as a ‘Global’ Language?” Online video clip. Youtube.
Youtube. 18 April 2010. Web. 1 April 2013. <http://www.youtube.com/watch?v=tLYk4vKBdUo>

Pulcini, Virginia. "Attitudes toward the spread of English in Italy." World Englishes 16.1
(1997): 77-85. ERIC. Web. 1 Apr. 2013.

Proofread and corrected by Davide di Summa
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Monday, July 1, 2013

A New EU Member State, a New EU Language

by Mike Nelson

I will begin with a riddle. Most people know the famous phrase “a dime a dozen.” Keeping that phrase in mind, the European Union will soon have twenty cents. What is the meaning of this riddle?
A plaque in Croatian
The answer is twenty-four official languages. When Croatia joins the EU on July 1, 2013, Croatian will become the twenty-fourth official language. Croatia is the first country to accede to the EU since Bulgaria and Romania in 2007. With two dozen official languages, there are many questions regarding the efficiency and practicality of so many languages, as well as the expense. In particular, there was a tense debate on whether or not Croatian should become an EU official language.

According to an article in EU Observer, the main concern of adopting Croatian as an official language is the similarity between the various Western Balkan languages. Augustin Palokaj, the author of the article, notes that the United Nation's International Criminal Tribunal for the former Yugoslavia uses a common language that represents Bosnian, Croatian, and Serbian. The fact that the U.N. supports a common Balkan language gives some legitimacy to critics who demand that the EU should mandate a similar rule. The problem is that the other Balkan countries may join the EU in the next few years, and the EU will then have to recognize the languages of all of those countries, making the total number of EU languages end up at twenty-seven or twenty-eight languages.

A major consideration in determining the status of Croatian in the EU is cost. The Directorate-General for Translation, one of the many translating organizations in the EU, estimates its total annual cost as €330 million. When adding the cost of the other translation services, the total cost of translation and interpretation is even greater. The inclusion of Croatian, as well as future potential additions of Bosnian and Serbian, will significantly add to overall expenses. A common Balkan language would save money.

There is a separate debate over whether Croatian even is its own language. Some critics argue that after the breakup of Yugoslavia, each new nation state took the common language and gave it different names in each country for political purposes. In other words, Bosnian, Croatian, Montenegrin, and Serbian are (mostly) the same language under different names. It should be noted that Luxembourgish was never included as an EU official language, most likely due to similarities with French and German. The idea is that having a national language is a way to create a feeling of nationalism. There can be no debate that all of the Western Balkan languages of the ex-Yugoslav space are very similar. As my own mini-experiment, I typed in the text from the picture of a sign in Croatian in this blog into Google Translate, and you could translate the text from Croatian into English and from Serbian into English with the same results.

Personally, I believe that the EU has already made a decision to be multilingual to the fullest extent. If we were going back in history, I may have supported capping the official languages at a total of four or five languages for practicality, but it is too late at this point. Croatian should thus become an official language. It would seem odd if languages such as Irish and Maltese that are fairly uncommon would be official languages but Croatian would be ignored. The EU has a very good translation and interpretation system in place, and it can deal with a few new languages. After all, there are only so many applicant countries left at this point to even join the EU.

Furthermore, as we now know, an agreement was finally reached in this debate. Croatian will indeed become the twenty-fourth EU official language on July 1, 2013. Macedonia, Montenegro, and Serbia are all EU applicant countries. Due to the acceptance of Croatian, the languages of Macedonian, Montenegrin, and Serbian may all one day become official languages, as well.

Image source: "Karlovim Karima (Alberto Weber)." Wikimedia Commons: http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Karlovim_Karima_%28Alberto_Weber%29.JPG
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