Welcome to Linguis Europae, the EUC's language blog!

Linguis Europae is dedicated to a range of topics involving official state, regional, and minority languages in the EU. Posts are written in five languages by UI students and faculty! Check back regularly for updates!

Bridging the Gap: Language and Community in Action in East Central Illinois

Skye Mclean discusses the East Central Illinois Refugee Mutual Assistance Center (ECRIMAC), which provides services essential to refugee and immigrant resettlement in East-Central Illinois and aids in the exchange and preservation of their respective cultures.

Place and Space: Another Perspective on Crimea

Senior Andrey Starosin offers his perspective on the current events taking place in Crimea.

French Professor Revamps Course on "Language and Minorities in Europe"

Linguis Europae's own Zsuzsanna Fagyal and her course "Languages and Minorities in Europe" were featured in a recent issue of the School of Literatures, Cultures, and Linguistics.

Un'Ode al "Dialàtt Bulgnaiś": An Ode to the Bolgnese Dialect

Kaitlyn Russell muses on her fondness for the Italian dialect, Bolognese.

Monday, December 28, 2015

“A laughter that will bury you”… or maybe will keep a language alive! On the local language of Parma

“Una risata vi seppellirà”… o forse terrà viva una lingua! Sulla lingua locale di Parma

by Fara Taddei

Fara Faddei is a graduate student in French Studies at the University of Illinois. She is currently completing her studies of French literature and culture and planning on enlarging her research to world literature. She is interested in Europe and cinema all over the world. She wrote this blog post while enrolled in 418 ‘Language and Minorities in Europe.’

Piazza Garibaldi, centro di Parma. Foto di Carlo Ferrari.
Come si crea una risata di gusto? Gli ideatori di io parlo parmigiano, serie di sketch comici nata su Facebook e cresciuta nelle piazze, condiscono le loro risate con un’abbondante dose di dialetto parmigiano, la lingua propria della città di Parma. Parma, nota in tutto il mondo per le tradizionali prodezze gastronomiche, quali formaggio Parmigiano-Reggiano e prosciutto crudo di Parma, è una città di circa 200.000 abitanti, situata nella regione del Nord-Italia chiamata Emilia-Romagna. Come ogni città italiana, anche Parma ha ereditato dal passato una lingua sua propria, esclusa dal livello di utilizzo ufficiale e alto dalle lingue dei signori (le famiglie Farnese, Borbone, Asburgo-Lorena tramite il ducato di Maria Luisa, moglie di Napoleone Bonaparte) prima e dall’avvento dell’Italiano poi.

La pagina Facebook di io parlo parmigiano.
Il dialetto parmigiano è rimasto la lingua del popolo fino a che la televisione non ha portato l’Italiano nelle case di tutti, insegnando la lingua nazionale ai parlanti delle miriadi di lingue locali unitamente al cinema e alla radio (Marazzini 47). Il media televisivo non solo faceva capo alla Rai (Radio Televisione Italiana), organismo statale in cui la lingua di lavoro e di trasmissione era ed è l’Italiano, ma proponeva anche vere e proprie trasmissioni educative dedicate all’alfabetizzazione e all’insegnamento della lingua italiana – come il programma a cura del maestro Andrea Manzi, Non è mai troppo tardi. Il parmigiano è ora un residuo del variegato mosaico linguistico precedente all’avvento dell’Italiano come lingua nazionale. I livelli di diglossia (D’Agostino 81) si affievoliscono sempre più e le tracce di una trasmissione intergenerazionale sono di natura puntuale e per niente sistematica. Eppure, una serie di espressioni sono evase dal contesto ristretto degli ultimi parlanti di dialetto e sono diventate patrimonio di tutti i parmigiani. Sono come formule magiche che evocano immediatamente il buon umore. Le più diffuse sono:

Parte del gruppo di io parlo parmigiano
Nadör (anatra, traslato per persona tonta)

Tolasudolsa (non prendertela)

Sbasa la grèsta (non esagerare)

Sta su da dos (smettila di darmi fastidio)

Abbiamo intervistato i creatori del progetto comico io parlo parmigiano per sentire un parere di prima mano su dialetto, comicità e Parma. Il gruppo si compone di Luca Conti e Mirko Leraghi, fondatori, a cui si aggiungono presto Riccardo Rico Montanini e Danilo Baroz Barozzi.

Salame e Lambrusco
Cominciano senza prendersi troppo sul serio: “Il “progetto” è nato per ridere, non era un progetto ma si stavano solo ricordando alcune parole in dialetto parmigiano, un sabato sera [davanti a una fetta di salame e un bicchiere di Lambrusco, stando alla pagina di presentazione sul blog]. Ci siamo accorti che molta gente non lo parlava affatto […]. Mirko e Luca fanno una pagina su Facebook e subito Enrico Maletti [, amico e consulente,] corregge puntualmente ogni errore ortografico. Qui ci accorgiamo che c'è bisogno di scrivere il dialetto correttamente, qui nasce il “progetto” di “tornare a parlare dialetto, e bene”. Raccontano che il dialetto l’hanno imparato “in casa, dai genitori o dai nonni, per strada dai vari personaggi della città o dei paesi”, in un classico esempio di trasmissione familiare e comunitaria.  Ma si rendono conto di essere parte di “quelle generazioni che […] il dialetto lo avevano quasi perso nell'uso comune”. Per verificare la precisione linguistica usano un dizionario Italiano-Parmigiano, quello di Guglielmo Capacchi, ma in caso di dubbi si riferiscono all’esperto del, ancora? Maletti, e “siamo sicuri di non sbagliare”.  È interessante notare che il team comico attinga anche alla letteratura in parmigiano, ricca di opere in prosa o in poesia.

Stemma di Parma
Interpellati riguardo all’uso del dialetto, i membri del gruppo lo definiscono “istintivo”, ma senza niente di “nostalgico o patriottico”. La definizione del Parmigiano come lingua è molto interessante e parla delle convinzioni linguistiche che permeano non solo Parma, ma molte città italiane: il Parmigiano è “un modo di esprimersi che merita di vivere ed espandersi. Una lingua viva che ha i suoi modi per esprimere determinati concetti, che traducendoli perdono di efficacia. Vorremmo che il dialetto fosse questo, comprensibile a tutti”. E se i creatori di io parlo parmigiano all’inizio dell’intervista erano riluttanti a prendersi sul serio, è bastato arrivare alla domanda finale, riguardo la reazione di città e enti pubblici, per scoprire che, anche se con la spontaneità di un gioco, le soddisfazioni e le idee ci sono. Vedere l’entusiasmo che gli sketch mettono in moto fra “tutte le generazioni” dei cittadini parmigiani è una grande gioia e forse un giorno addirittura vorrebbero insegnare questa lingua recuperata nelle scuole... ma solo “quando [, il dialetto,] lo sapremo bene anche noi”.

Dietro le risate in Parmigiano c’è dunque un senso di appartenenza. Un inside joke grande quanto una città intera, che si inserisce in una tradizione comica forte insieme alle maschere comiche teatrali. Formule magiche in grado di strappare una risata a chi fa parte della cerchia cittadina e idee per rinnovare una lingua che, sotto la cenere, è ancora vispa e vitale.


Bibliografia

D’Agostino, Mari. Sociolinguistica dell’Italia contemporanea. Bologna: Il Mulino, 2004. Print.

Marazzini, Claudio. Breve storia della lingua italiana. Bologna: Il Mulino, 2007. Print.

Non è mai troppo tardi (1968) http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-7c96ad51-532d-46c0-8059-24ed6f4f7c3a.html

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Monday, December 14, 2015

Sprichst Du Italienisch? (Parli Italiano?) La Questione di Lingua sulle Alpi

by Michelle Cozzini

Michelle Cozzini is a graduate student in the Master Program in Accounting Science at the University of Illinois. Of Italian origin, Michelle is planning on working in Ernest and Young LLP Financial and Tax services in the near future. S/he wrote this text in the 418, ‘Language and Minorities in Europe’ course in the spring of 2015.

La regione di Trentino – Alto Adige è una delle regioni più a nord d’Italia e confina con l’Austria. Anche se la provincia rimane parte dell’Italia, i cittadini trentini non si sentono Italiani, e per la maggior parte nella città di Bolzano, e in altri paesi del Südtirol, non parlano neanche italiano. Questa parte d’Italia è interessante riguardo al rispetto che la lingua tiene sul nazionalismo. Per esempio, se vai in Trentino, i punti più a nord della provincia avranno tantissimi segni che allegano alla cultura tedesca. La mia ricerca su questo tema identifica la storia come spiegazione dell’importanza del tedesco nella cultura. Poi, provo a spiegare l’importanza che i cittadini sentono di mantenere questa cultura e collegamento con l’Austria, anche se il Trentino-Alto Adige è terra Italiana.  Infine, faccio un’analisi della città di Bolzano come un esempio dell’importanza del tedesco nella zona.

Il Trentino Alto-Adige chiaramente trova le sue radici con l’Austria. Questa regione è diventata parte dell’Italia dopo la prima Guerra mondiale, quando fu annessa al Reich (Roberto Almagia, Enciclopedia Italiana – Alto Adige). Anche se a questo punto l’Alto Adige comincia il suo destino con L’Italia, i cittadini non aderiscono alla cultura Italiana. Poco tempo dopo, la seconda Guerra mondiale fa ritornare un senso di oppressione della popolazione sudtirolese nel Trentino. Nel Novembre del 1938 Hitler e Mussolini condividono che la popolazione mantiene troppo la cultura tedesca e i sudtirolesi devono rilocarsi (SüdTiroler Freiheit, La Storia Breve dal 1918).  Almagia scrive, “ Hitler sottoscrisse nel novembre 1938 degli accordi culturali italo-germanici, a dimostrazione del suo desiderio d’intesa con l'Italia. Però li completava poco dopo con gli accordi del 23 giugno 1939, circa il trasferimento degli allogeni entro i confini del Reich, sulla base di richieste liberamente e singolarmente espresse da parte degli interessati.” Questa informazione non è importante solamente per la storia ma anche per capire i sentimenti della popolazione. È molto interessante vedere che Hitler aiuta Mussolini a portare cittadini di lingua italiana alla provincia, ma allo stesso tempo deve trovare posto per i sudtirolesi, perché secondo Hitler non sono neanche tedeschi. La popolazione Trentina ha sopportato un’oppressione da due lati in questo periodo. Con la fine della guerra e la caduta del nazismo, il Trentino rimane parte dell’Italia, ma senza tanto aiuto dal governo Italiano. Almagia continua a spiegare che il 29 gennaio 1948, la Costituente Italiana dà l’autonomia alla provincia di Trentino – Alto Adige, comunque non appoggia la cultura già stabilita, e neanche incoraggia l’uso dell’Italiano come prima lingua. L’autonomia che la regione ha ricevuto in questo momento era uguale all’autonomia delle altre provincie italiane. Per essere felici, i Trentini vorrebbero l’autonomia nel senso dell’indipendenza o diventare parte dell’Austria – la madrepatria.

Oggi, l’orgoglio austriaco ancora rimane con i cittadini. Non sentono un collegamento con l’Italia da nessuna parte. Si può anche capire che l’azione dell’Italia durante la seconda guerra non ha aiutato a migliorare questo sentimento. Ci sono certi modi di spiegare questo sentimento d’indipendenza di oggi, ma i più forti vengono dall’economia e governo. Il governo segue molto più da vicino quello che succede in Austria rispetto all’economia o la politica, invece di Roma. In questo senso le forme di commercio, affari, e gli scambi politici assomigliano molto di più alla Germania o all’Austria (Silvia Marchetti, Newsweek Global). Marchetti spiega che il prodotto interno lordo a Bolzano per l’anno 2013 è 37,000 euro mentre quello a Napoli è solamente 16,000 euro. Turismo, agricoltura, e commercio contribuiscono all’alto prodotto interno lordo. Per i cittadini del Trentino – Alto Adige, l’autonomia della provincia non è abbastanza. I cittadini non hanno più voglia di sostenere l’economia italiana se non sono italiani. SüdTiroler Freiheit, un partito politico che appoggia l’indipendenza del Trentino – Alto Adige, non riconosce la bandiera italiana come simbolo della patria. Marchetti scrive che la bandiera italiana è un simbolo dell’oppressione dal governo italiano nel territorio suo. In più, i trentini dicono che il governo italiano prova a distruggere la loro identità culturale.

Il partito politico SüdTiroler Freiheit è stabilito nel 2007 e per la maggior parte mantiene l’appoggio della popolazione di Bolzano. Bolzano è uno dei posti più conosciuti in Italia per i suoi desideri d’indipendenza. Il 21 maggio 2013 Flavia Marimpietri da Rai Uno è andata a una manifestazione a Bolzano per chiedere ai cittadini se si sentono di essere italiani. Per la maggior parte, non capivano neanche la domanda. In altre parole, i cittadini di Bolzano non parlano italiano, o nel caso che parlano italiano hanno l’accento come se fossero tedeschi che parlino italiano. Secondo loro, Bolzano non è Italia, ma un territorio occupato dall’Italia. Si può vedere dal video che la cultura austriaca è ben sostenuta nella cultura locale dai vestiti, balli, e ovviamente la lingua. In conclusione, la storia del Trentino – Alto Adige è lunga e continua oggi con i suoi battiti contro l’Italia. Vedremo nei prossimi anni se le diverse culture vinceranno e realizzeranno le loro indipendenze.

References

"Alto Adige." Enciclopedia Italiana. Treciani.it, n.d. Web. <http://www.treccani.it/enciclopedia/alto-adige_res-216acc7a-87e5-11dc-8e9d-0016357eee51_%28Enciclopedia-Italiana%29/>.

"Il Movimento Sudtirolese per La Libertà." SüdTiroler Freiheit. N.p., n.d. Web. 23 Mar. 2015.    <http://www.suedtiroler-freiheit.com/informazione-italiano/>.

Marchetti, Silvia. "Italiano Nein." Newsweek Global 162.3 (2014): 131-35. Academic Search    Premier. Web. 6 Mar. 2015.

Sud-Tirolo, Qui Non è Italia. Perf. Flavia Marimpietri. N.p., 23 May 2013. Web. 23 Mar. 2015.    <https://www.youtube.com/watch?v=nEvA0f_w7zw&sns=em>.

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